
“Rosso familiare” (Nulla Die edizioni) è apparso a marzo del corrente anno. L’autore è Antonio Bocchi, parmigiano, scrittore consolidato che ha al suo attivo parecchie pubblicazioni.
Trama di Rosso familiare
Già dalla quarta di copertina ci si rende conto che la trama sarà in grado di offrire la giusta dose di adrenalina come si confà ad un giallo che dir si voglia.
“Indagine torbida e oscura per il detective privato Bruno Lomax in cui è coinvolta una delle famiglie più ricche e prestigiose della città di Parma. Il protagonista frequenta la figlia Dalia e si troverà coinvolto in una serie di situazioni di incredibile e crescente complessità. Sembreranno sfuggire a ogni controllo e lo porteranno a scandagliare la vita della famiglia Grapparelli scoprendo verità inquietanti.
Intricate dinamiche familiari, vicende passate tenute segrete per anni, tensioni nascoste sotto la cappa della rispettabilità. L’apparente onorabilità e lo splendore dei ricevimenti non riusciranno a evitare la tragedia incombente. Lomax si addentrerà in un drammatico contesto con implicazioni impensabili e del tutto imprevedibili.”
L’autore
Come citato dall’opera, Antonio Bocchi è nato a Parma dove abita e lavora come scrittore e musicista, dopo un passato di medico (chirurgo plastico). Ha già pubblicato diversi libri di genere thriller (Blues in Nero, 2011, ed. Salani; Sangue di Madre sulle Labbra, Le donne della Casa sul Fiume, Sei una donna cattiva, 2016, ed. Delos; Chirurgia maledetta, 2023, ed. Golem).
Bocchi restituisce al lettore una buona storia, mai prevedibile, intrisa di mistero e suspense, una storia di una potente ed influente famiglia della Parma che “dovrebbe contare”, capace di influenzare l’intero contesto di riferimento.
Fin dalle prime battute, lo scrittore dimostra maturità espressiva ed abilità nel condurre la vicenda egregiamente al traguardo finale.
Recensione
Lo stile racchiuso in questo romanzo è asciutto ed incisivo.
Buone sono le transizioni tra il passato prossimo o remoto e il presente della narrazione. L’uso di taluni flashback strategici permette di scandagliare aspetti ignoti o di far luce su altri angoli oscuri della storia.
Quasi del tutto assenti sono le circonlocuzioni che creano, spesso, un pantano nel filo del discorso dei testi di qualsiasi genere. Il linguaggio, talvolta, risente delle inevitabili contaminazioni contemporanee dei luoghi vitali.
L’autore, comunque, affonda la lama del bisturi in un un tessuto adiposo di una materia insana dell’alta società. Scarnifica le contraddizioni e i sotterfugi sotterranei che impregnano le azioni, apparentemente degne e dignitose dei protagonisti.
I dialoghi, ben costruiti e congeniali alla struttura narrativa, illustrano, decodificano gli enigmi o tessono a dovere la trama.
Ed è la capacità interlocutoria ed introspettiva di Bocchi a fornire il pensiero critico al personaggio di Bruno Lomax. A fare la differenza tra le righe del romanzo.
L’investigatore privato Lomax, scaltro e sui generis, reattivo in qualsiasi frangente, pur sconvolgente che esso sia, grazie alla propria tenacia, verrà a capo di un torbida vicenda, che avrebbe potuto risucchiarlo, se non addirittura annientarlo.
«La gente impazzisce, oggigiorno. Le cronache sono piene di fatti di violenza domestica. Purtrop-po, questo tipo di follia ha distrutto la famiglia di nostro figlio e non esiste nessun’altra spiegazione per giustificare quanto è successo».
Lomax si intrufola, in modo quasi casuale, tra i meandri sordidi di una delle migliori famiglie in vista della Parma bene.
Avrà a che fare, suo malgrado, con la famiglia Grapparelli. Rimarrà invischiato in un giallo che assumerà, all’improvviso, la drammatica ed angosciante tonalità di “rosso familiare”
E non sarà facile per Lomax dipanarsi tra un complesso intrico di perverse logiche psicologiche che gli indiziati o i trapassati avranno modo di palesare.
I personaggi di Rosso familiare
Ogni personaggio, creato con sagacia, darà una mano a comporre i tasselli di un’assurda vicenda dai risvolti imprevedibili. Dalia, Aldo, Erasmo, Gunhlid, Gretel, Petra, Phil Morgan sono protagonisti negativi, ben caratterizzati e contraddittori fin nel profondo. Ognuno reca con sé il seme della follia derivante dal denaro, l’avidità umana o la depravazione morale.
A collaborare con Bruno Lomax, invece, gli interpreti positivi come la bella Jette o, ancora, i collaboratori Ruggeri e Simona.
Buona appare la struttura narrativa del romanzo giallo di Bocchi.
Nonostante qualche ripetizione formale o lessicale, la lingua adoperata è ricercata e puntuale alla descrizione. Diventa in grado di accompagnare il lettore nell’analisi della vicenda, di sedurlo magneticamente e di sorprenderlo con un discreto ritmo narrativo.
A corroborare il tutto un discorso diretto, scarno, diretto, efficace che appare assai consono al contesto e alla psicologia dei protagonisti.
«Come erano i tuoi rapporti con lei?»
«Andavamo d’accordo. Lei non mi rompeva e io non facevo cazzate».
«Lo stesso vale per tuo fratello?»
«Più o meno».
«Non era preoccupata che nessuno dei due avesse una relazione stabile?»
«Cosa intendi, Bruno? Che pensassimo a un dannato matrimonio?»
«Una cosa del genere. Le famiglie borghesi come la tua sono molto attente a questi aspetti».
«Non nel nostro caso».
Dalia gli si abbarbicò e gli diede dei baci.
« Tu non mi chiederai di sposarti, vero Bruno?»
«Tranquilla. Anch’io sono allergico al matrimonio».
Lei batté freneticamente le mani in segno di gioia.
«Che non ti venga in mente di regalarmi un fottuto
anello di fidanzamento».
«Fossi matto».
«Un mio spasimante lo ha fatto e io il giorno dopo
l’ho mollato».
«Sei spietata».
Insomma, alla fine dei conti, “Rosso familiare” con la sua suggestiva copertina dal colore intenso del sangue, simbolo e dannazione di una società fetida e feroce, è davvero un ottimo libro.
Un giallo imperdibile.
Lettura consigliata.
Gioacchino Di Bella



