“Santa Muerte” – Ettore Zanca

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Voto redazione

Data di pubblicazione

1 Giu, 2020
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7

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Cosa è più facile decidere, di vivere o morire? Ed è davvero una decisione irrevocabile? Restiamo sospesi nel dubbio fino alla fine, nel romanzo “Santa Muerte” di Ettore Zanca. Il titolo viene dal soprannome di Leonida, il protagonista del romanzo pubblicato dalla casa editrice pescarese Ianieri all’inizio del 2019.


Trama di Santa Muerte

santa-muerte-copertinaLeonida è un killer professionista.

Alla fine della sua carriera capita che sempre più spesso i mandanti coincidano con le vittime. Persone dalle età più disparate, che hanno deciso di cessare di vivere per i motivi più disparati, si rivolgono a lui e lo caricano delle loro croci, gli raccontano le loro vite.

C’è chi è innamorato, chi è terrorizzato, chi troppo sfiduciato.

Ma subentra un problema. Il killer comincia a fare una cosa non etica: inizia a simpatizzare con le sue vittime.

Recensione

Nel romanzo spicca una peculiarità di Ettore Zanca, che già apprezzo sui social network e di cui è possibile leggere alcuni scritti sul suo blog Beneficio d’Inventario.

Parlo della capacità di cogliere storie.

Il suo occhio sensibile individua la fortuna e il cinismo nascosti dietro ogni angolo, spesso tenendosi sottobraccio, e li presenta in modo rispettoso e sobrio. Sa che gli basta mostrarlo così com’è, in maniera asciutta, affinché la forza della loro alleanza ci colga in pieno. Poco importa se queste storie siano inventate o meno: lui ce le porge con eleganza e mentre le leggiamo sappiamo benissimo che nella vita ne incontriamo a manciate, di storie ancora più inverosimili, tanto da strapparci il commento “Troppo assurda per venire inserita in un libro!”

Alla seconda prova di scrittura con l’editore Ianieri, che ha gentilmente fornito una copia di “Santa Muerte” ad Amantideilibri.it, Ettore Zanca si propone anche come buon regista, perché dà alla musica un peso molto importante, nell’intreccio, come se fosse la colonna sonora di un film. Fa pensare a una sorta di noir in musical, in cui le parti cantate arrivano a sottolineare, spesso, le parti recitate.

“I feriti non hanno memoria, non si ricordano di preciso quando si sono feriti. Fosse per loro sarebbero feriti da sempre”

Tutto, infatti, ruota intorno all’ultimo concerto del cantante Diego Ruiz. Si tratta del concerto del secolo, in cui le canzoni, riportate per intero, fanno da chiosa alla storia principale toccando argomenti come corruzione, verità e relazioni personali.

La scelta corale di radunare lì tutte le sue vittime fa pensare all’uso teatrale, quando si è vicini ad abbassare il sipario e far cadere la maschera, di organizzare la scena finale in modo da far riunire tutti gli attori sul palco. Allo stesso modo veniamo preparati a un momento molto importante per Leonida e il suo lavoro.

“Perché a un certo punto, dal pozzo di una storia insieme, potrebbe emergere solo sabbia. E il motivo o la colpa non sono di nessuno”

Per noi arriva una rivelazione: la struttura circolare del romanzo ci porta a considerare tutte le vite possibili e tutte le alternative che abbiamo. E chissà se non stiamo vivendo quella migliore.

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Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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