“Se i libri potessero uccidere” – Kate Carlisle


Voto: 3.5 stelle / 5

La credibilità della monarchia britannica rischia di essere compromessa da un misterioso libriccino di poesie del XVIII secolo, di cui il mondo editoriale ha ignorato l’esistenza. Ma chi ne entra in possesso fa una brutta fine. È da questo espediente narrativo che prende corpo il crime “Se i libri potessero uccidere” (If books could kill) di Kate Carlisle. Secondo episodio della serie Misteri per bibliofili con protagonista Brooklyn Wainwright, rilegatrice e restauratrice di libri di chiara fama (Leggereditore 2025, traduzione di Andrea Ippolito, 252 p.).

Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama di Se i libri potessero uccidere

Pare che a Edimburgo vada forte il ghost tour. Di cosa si tratta? Di una visita guidata al calar della sera tra i vicoli medievali della città vecchia. Un’esperienza immersiva durante la quale una guida racconta leggende e segreti di cadaveri scomparsi, morti misteriose, edifici infestati. Modula la voce da consumato cantastorie con pause ad effetto. Usa la torcia per aumentare la suggestione. Ora, immaginate la sorpresa quando, durante una visita come questa, la protagonista scopre un cadavere al posto di quei manichini in costume usati per dare verosimiglianza all’ambiente. La sorpresa diventa sconcerto. Lo sconcerto si tramuta in ansia e timore. Non solo è stata l’ultima persona ad aver visto viva la vittima, un collezionista di libri rari. Non solo l’arma del delitto è sua. Durante il loro incontro ha ricevuto in custodia un libro antico al fine di attestarne l’autenticità:

Un volumetto ricoperto di carta velina. Un oggetto perfetto. La copertina era di pelle di capra rossa, altrimenti nota come marocchino, dorata e ben conservata. Il piatto anteriore era sormontato da una ruota scozzese in oro circondata ai quattro lati dai sigilli di Salomone. Cardo dorato, bacche di agrifoglio e tralci di rosa lo bordavano. Erano i segni distintivi di un illustre editore e rilegatore di Edimburgo del XVIII secolo

Da quando il prezioso manufatto è passato nelle mani di Brooklyn Wainwright sono accaduti eventi sinistri. Così prende il via una storia incalzante che non dimentica buonumore e romanticismo. In molti avevano un movente per uccidere la vittima, la prima. Solo uno ha deciso di incastrare la nostra eroina che si mette a indagare per conto proprio e a guardarsi le spalle.

Recensione

“Se i libri potessero uccidere” è un crime a metà tra il giallo e la commedia: drammatico, leggero, ironico. Predilige un’interpretazione manichea dei personaggi divisi senza troppe sfumature in buoni e cattivi. Però questa è una consuetudine del cozy crime che vanta un numero crescente di appassionati.

I siparietti di un’attempata coppia di figli dei fiori sono irresistibili. Fanno la parodia a quel sincretismo New Age tipicamente californiano e cool che integra elementi buddisti in un orizzonte spirituale eclettico e personalizzato:

Le antiche vibrazioni templari ti aiuteranno a potenziare il tuo campo aurico. Dovresti programmare un’altra colonscopia mentre sei qui. Sai come il viaggio può influire sull’equilibrio nama-rupa. È evidente che il tuo ‘chi’ sta ristagnando. Niente lo purificherebbe come un buon lavaggio della milza seguito da un clistere di granola

Preoccupazioni simili da parte di due genitori alternativi, mentre la figlia Brooklyn sembra a un passo dall’arresto, valgono da sole il libro. La presa in giro si colora di rosa quando la protagonista, in cerca dell’anima gemella, incontra ragazzoni palestrati, un ladro gentiluomo e uomini di classe che farebbero girare la testa anche a un sasso. A lei di sicuro e non lo nasconde.

Mood scacciapensieri

“Se i libri potessero uccidere” è una lettura di puro svago che invita ad apprezzare l’oggetto-libro, un manufatto custode di storia, cultura, bellezza, competenza degno di rispetto nel mare magnum dell’arte della stampa e del collezionismo di libri antichi dove, purtroppo, i falsi abbondano.

La vicenda conta su uno sfondo d’eccezione: la Fiera del libro di Edimburgo.

Se nel 2004 la capitale della Scozia è stata proclamata dall’UNESCO Prima Città della Letteratura, il merito va ascritto a questa rassegna che si svolge nelle ultime due settimane di agosto. Considerata la più grande celebrazione pubblica della parola scritta, ospita circa 700 eventi e altrettanti professionisti del settore. Nella finzione narrativa diventa teatro di una catena di omicidi apparentemente riconducibili a un volumetto compromettente attribuito a Robert Burns. Forse un falso, forse no. Lo conoscete?

Un’icona dell’identità scozzese

Robert Burns (1759-1796), celebrato come il poeta nazionale della Scozia, scrisse in dialetto scozzese. Per amor di precisione scrisse in scots, una lingua di origine germanica tuttora in uso. Un dongiovanni dalla vita sregolata fatta di sbornie, donne, un caratteraccio, molto amato dai Romantici. E che il romanzo spinge a conoscere meglio.

Dal piccolo schermo all’arte della rilegatura

Nata in California, Kate Carlisle, autrice di successo secondo il New York Times, ha lavorato per molti anni in televisione prima di dedicarsi alla scrittura. La passione per l’arte della rilegatura l’ha spinta a scrivere la serie Misteri per bibliofili con protagonista Brooklyn Wainwright. La sua abilità nella rilegatura e nel restauro dei libri porta alla luce segreti, tradimenti, delitti. Dopo “Omicidio in versi”, primo volume della serie, torna nel catalogo Leggereditore “Se i libri potessero uccidere”. Di prossima pubblicazione nella stessa collana anche il terzo romanzo “Le parole fanno male”.

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