“Senza scarpette” – Carlo Di Francesco


Voto: 3 stelle / 5

È una bella favola di integrazione, quella raccontata in “Senza scarpette” dall’autore abruzzese Carlo Di Francesco. Appena pubblicato da Ianieri edizioni (novembre 2025), è una storia di rispetto e di crescita.

Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama di Senza scarpette

Con l’ultimo sbarco di immigrati, in parrocchia è arrivato Kirikù, bimbo africano di dieci anni con un talento inaspettato per il calcio. Ha una caratteristica: è forte solo se gioca senza scarpette. Non vorrebbe proprio neanche le scarpe da ginnastica.

I suoi piedi sono feriti, eppure liberi. Come la sua anima.

Questa caratteristica può diventare, però, un limite nel momento in cui la sua squadra deve partecipare a un torneo. Naturalmente, qui le scarpette sono obbligatorie.

Recensione

La storia di Kirikù è svelta, fruibile e diretta. La tenerezza dell’autore verso i suoi personaggi e in generale verso i piccoli calciatori traspare in maniera vivida.

Allo stesso tempo, la storia non è buonista o semplicistica. L’integrazione non è un percorso facile, la comprensione reciproca non viene sempre naturale, e alla fine il ruolo degli adulti – in questo libro presenti soprattutto come educatori – è indispensabile per accendere l’empatia.

In “Senza scarpette” accadono molte cose interessanti. Per esempio, le partite di un torneo parrocchiali godono di una vera e propria cronaca sportiva, che il lettore si gode esattamente come se stesse guardando una partita “vera”. Il punto è proprio questo: non è la notorietà a rendere il valore di una partita, bensì il fair play, l’impegno e la crescita. Ovunque ci siano queste caratteristiche, c’è il gioco del calcio.

Un altro aspetto che mi ha fatto riflettere è la scena finale, e quindi non ve la posso raccontare. Posso dire, però, che l’ho interpretata come metafora di un discorso più realistico e quotidiano: non sono le caratteristiche di una persona a metterla in vantaggio o in svantaggio, ma la situazione. Ed è con le condizioni adatte, di apertura totale, che si raggiunge la vera integrazione.

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