smantellamento-disordine
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POSITIVO!
Insomma, te lo sei beccato, per cui inutile ruminarci sopra pensando che hai fatto pure la terza dose, quella col nome strano, come se “richiamo” non fosse sufficientemente chiaro.

Mentre ti sforzi di non sguazzare nell’autocommiserazione – la prima reazione, la più facile ed immediata – sarà opportuno, data la situazione, concretizzare l’indispensabile: confinarti. E caso mai ti venisse voglia di smilitarizzare il percorso stabilito (usare solo la parte sinistra del corridoio come da accordi immediatamente stipulati con il resto della famiglia NEGATIVA) allontanare la sensazione di claustrofobia: in fondo non sei chiusa in una cripta.

Sbaragliato il rifugiarsi nel porto sicuro dei programmi stabiliti, tutto deve essere ridefinito per lo Scopo: ovverosia arrivare alla fine del penitenziale confinamento casalingo ancora sana di mente, Adottando manovre Tattiche, nello specifico una serie di azioni che ti sono permesse.

Eliminati gli spazi, rimangono da riempire i tempi.

Con aria deliberata inizi assalendo il ripostiglio, non mostrando pietà alcuna nei confronti di vasi con intarsi alpini, relegati da una vita su scaffali inaccessibili o boccette dal contenuto prosciugato. Setacciare, ispezionare, saccheggiare l’oggettistica, declassando con coraggio accessori, facendoli diventare spazzatura.

Nel percorso di smantellamento testardamente intrapreso, attenzione però all’agguato della nostalgia: nel disseppellire vecchie fotografie le immagini di affetti e paesaggi momentaneamente preclusi trascinano inevitabilmente emozioni pericolose.
Potrebbe essere l’occasione per riprendere il libro, quello noioso, ma se provi a rimuovere il segnalibro che ha stretto da una vita compatta aderenza con pag.26, la tua mente si è già attivata scovando altro da fare.

Eppure…

Eppure, mentre insinui in modo accanito il ferro da stiro tra bottone e bottone, pensi che qualcos’altro deve esserci, qualcosa di sommerso, da reperire dietro l’intorpidimento mentale che si fa strada nonostante il tuo ostinato arrabattarti. E’ vero che in questa prigionia l’utilità correzionale non è evidente, ma ci devono essere per forza impressioni incerte da raccogliere con pazienza, mettere in un ordine costruttivo, non lasciare relegate tra emozioni effimere.
Troppo preziosi i giorni perché prevalga lo spreco di voler affrettare forzatamente le lancette dell’orologio.

Che sia possibile barattare la solitudine e questo silenzio transitorio, con un libertà futura arricchita di consapevolezza?

Smantellare: ti soffermi su questa parola. La sua modulazione simula la fatica nell’arrampicarsi sulle consonanti, poi un passaggio netto e lo scatto: ti senti lanciare nella discesa: ellare! Ed ecco apparire all’improvviso nuove visuali.
Ad esempio potrebbe essere l’occasione di smantellare qualcos’altro oltre le vecchie calamite che sembrano aver perso la loro attrazione per il frigorifero.

Perché non smantellare anche il senso di onnipotenza, cresciuto con l’autoinganno del sentirsi al sicuro? Fare il conto con ciò che sfugge al tuo controllo. Sgretolare la presunzione, talmente incorporata, di non avere bisogno degli altri.
Magari sperimentare quella faccenda fuori moda, l’umiltà, non lasciandoti scappare l’occasione del chiedere ciò di cui hai bisogno.Forse, alla fine, ti sarai fatta una nuova amica: l’incompletezza, da coccolare e tenerti stretta.

Intanto, se disgiungi con pazienza il filo delle sensazioni, al di là della compagnia dei dolori articolari che il referto POSITIVO ha voluto lasciarti, rifletti sul fatto che non hai fame d’aria.
Non si tratta di un diritto acquisito, non è per meriti personali che la senti entrare ed uscire, fluida, mentre i tuoi polmoni fanno il loro dovere, scambiano ossigeno e anidride carbonica.
Stai respirando.
Sei fortunata.
A tanti corpi sconquassati non è stato concesso.

Forse, se te la giochi bene quest’opportunità, smantellata la corazza, con una cedevolezza impensata, meno intimorita dalle intersecazioni alla linea retta dei tuoi programmi, potrai ripresentarti al mondo, e a tutte le sue vibrazioni.
Ecco, stai già immaginando la consistenza leggera dei fili d’erba sotto le tue mani, il profumo intenso del bosco a stordire le narici e sciabolate di luce a rischiarare le tue ore. Perché, proprio adesso, nel momento in cui la tua mente brama tutto ciò che non puoi avere, riscopri ciò che là fuori ti sta aspettando.

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Questo periodo della vita mi sta regalando una delle ricchezze più importanti: il tempo. Tempo da utilizzare anche tra parole da leggere e da scrivere. Tra i libri che mi instillano dubbi provvidenziali, si frantumano certezze inutili.

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1 commento

  1. Annamaria Gazzarin

    Ancora una volta la penna di Loretta Casagrande, senza fronzoli, arriva al cuore e ci indica l’essenziale verso cui andare.

    Rispondi

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