“Vox” – Christina Dalcher

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Voto redazione

Data di pubblicazione

22 Mag, 2020
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7

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Nel 2018 arrivava in Italia “Vox” di Christina Dalcher grazie alla casa editrice Nord. Tramite la stessa casa editrice arriverà anche il suo secondo romanzo, che in inglese ha il titolo “Masterclass” e che in questo momento si trova solo in lingua originale.


Trama di Vox

vox-copertinaIn questo romanzo distopico viene immaginato che il governo americano metta un limite alle parole pronunciabili ogni giorno a voce da ogni individuo di sesso femminile.

Non è un grosso problema, direte voi, si può sempre scrivere. E invece via i computer, via i block notes, via i telefonini, via qualsiasi pretesto e mezzo per comunicare. Tutte le funzioni sociali vanno in mano agli uomini della famiglia.

Solo che la protagonista ha un vantaggio. È una scienziata e prima di questo nuovo assetto stava lavorando con il suo team sull’area di Wernicke, la zona del cervello legata alla parola. Il governo ha bisogno di lei per salvare il fratello del Presidente.

O forse non le stanno dicendo tutto.

Recensione

Durante le prime duecento pagine la lettura di questo romanzo è incalzante e terribile, perché la società che dipinge e le reazioni delle persone sono incredibilmente verosimili e vicine a questo momento storico. Da quando la trama si infittisce, anche sentimentalmente, il grado di interesse cambia e si continua a leggere per vedere come si scioglierà l’intreccio.

Come sottolineato anche da Daniela Myr in occasione dell’intervista live condotta per il blog Chilidilibri lo scorso 14

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L’intervista a Christina Dalcher del 14 maggio

maggio, leggere “Vox” durante un periodo limitante come quello pandemico fa riflettere sui rischi dell’assuefazione. Anche in “Vox” c’è un prima e un dopo: un tempo in cui le cose erano permesse e un tempo in cui invece no. Al tempo dei fatti narrati è già passato un anno da quando l’America ha messo il contatore al polso delle donne: veniamo introdotti in una società che si sta abituando a tornare a un sistema patriarcale, quasi senza accorgersene. Mentre leggiamo pensiamo alle nuove abitudini igieniche e di distanziamento sociale che ci stanno riformando e non possiamo fare a meno di chiederci: Fino a che punto ci cambieranno? Dove ci porteranno? Quanti altrove imprevisti ci aspettano?

Inoltre, anche se ci limitiamo solo a una lettura ermeneutica è facile vedere alcuni parallelismi con le limitazioni di libertà e di espressioni che sono ancora in vigore in alcune culture. «Non intendo portare avanti una battaglia sessista – ha spiegato la Dalcher durante l’intervista – mi interessava e mi interessa sempre mostrare fin dove possono arrivare gli estremismi. Infatti, se potessi tornare indietro sceglierei un’antagonista donna, perché non è la mia priorità mettere in campo la lotta di genere». In questo infatti il libro è equilibrato: più che le accuse contro un Sistema che ha preso piede, vediamo tornare più volte la presa di coscienza di chi (in questo caso le donne) non si è schierato e non ha cercato di cambiare le cose quando era in tempo, fosse anche solo sfilando in corteo o andando a votare. Siamo tutti responsabili delle trasformazioni che non accadono.

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Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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