“Sangue marcio” – Antonio Manzini


Voto: 4 stelle / 5

“Sangue marcio” è un thriller poliziesco di Antonio Manzini pubblicato da Piemme nel 2025.

Di Antonio Manzini abbiamo recensito “Vecchie conoscenze“, “Le ossa parlano”, “Tutti i particolari in cronaca” e “Ogni riferimento è puramente casuale“.

Trama di Sangue marcio

L’Aquila, 2002. Due fratelli. Una famiglia apparentemente felice, piena di quattrini, una grande villa dove il trascorrere ovattato del tempo camuffa una realtà delle cose che sfocerà in una drastica fine del sogno.
Poi il genitore, quotato imprenditore, viene arrestato, tradotto in carcere con un terribile capo d’accusa.
E il padre in un batter d’occhio viene identificato come mostro di un orrendo delitto.
I fratelli, rimasti orfani, vengono divisi e affidati a due diverse esistenze che segneranno il loro futuro.
Eppure, ce la faranno: l’uno diventerà un cronista della carta stampata, l’altro un bravo commissario della Polizia.
Un giorno, pur ritrovandosi, rimarrà una traccia indelebile in uno dei due, il più debole e che è cresciuto a forza di solenni iniziazioni d’istituto, del sangue marcio che scorrerà irruente nelle vene.
Vite segnate da un dolore, da un reato, da una morte incancellabile, dal distacco affettivo e filiale.
Entrambi, fratelli fino alla fine, saranno chiamati a risolvere una sequela di omicidi efferati fino all’inaudito epilogo, fino alla cattura del serial killer che ha ucciso giovani donne dalla capigliatura bionda.

Recensione

È un ritorno, il mio, alla lettura di Antonio Manzini.
Un gradito ritorno.
Non è agevole leggere la lingua di questo eclettico scrittore. Le frasi taglienti, crude, impietose ma vere.
Ci si mette alla prova, si prova una sorta di immersione nelle vite dei protagonisti che sembrano parlarci con tutte le sfumature dello slang locale.
Tuttavia, è un esercizio morale che va fatto con cognizione di causa poiché nella sintassi frammentata di Manzini delle origini si annida lo sguardo indagatore sul presente.
Un presente che non hai mai conosciuto l’oblio del passato, è attuale, sintomatico di aspre verità che sono sempre condivisibili e, nel contempo, esecrabili.
Nel fuoco di fila delle frasi ridotte all’osso c’è il dolore di vivere di un personaggio che pare seduto vicino a noi a confessarci una vita che si mostra nella piena assurdità ed erroneità a partire dall’arresto, improvviso ed inaspettato, del genitore.
Tutto il romanzo è una sommessa ma plateale condanna dell’apparente normalità, che, nella realtà pirandelliana dell’uomo di ogni epoca, non esiste.
Esiste, invece, la doppiezza, la presunta inconoscibilità dell’anima, lacerata nel profondo fino ad intaccare le viscere.
Ed ecco poi apparire tra le righe un improvviso lirismo che stride con il lessico e la struttura narrativa non proprio lineare o certe dritte morali inoppugnabili.
Eppure, la scrittura di Manzini è un’operazione sociale, è la testimonianza plausibile di certi vissuti reali, possibili.

C’è il titolo dell’articolo del giornale che infrange d’improvviso la narrazione, c’è la voce narrante quasi dolente in terza persona oppure la pacata, lucida follia del protagonista. Il tutto sapientemente orchestrato nell’intreccio.
Il romanzo “Sangue marcio” è proprio viscerale e l’alternarsi delle voci narranti ne amplificano i toni.
Lo stile di Antonio Manzini non cede mai alla banalità descrittiva. La realtà viene registrata con evidente compenetrazione ai contesti usando un registro linguistico credibile, seppur non raffinato.
L’impressione è positiva per il libro d’esordio del bravo Manzini, che era stato pubblicato circa vent’anni fa da Fazi editore.
Di certo, un buon thriller.
Lettura consigliata.

Gioacchino Di Bella.

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