“Favole al telefono” – Gianni Rodari

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Voto redazione

Data di pubblicazione

30 Ott, 2019
copertina favole al telefono
7

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la ragazza della neve

Bestseller - Pam Jenoff

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La favola: un genere insidioso

copertina favole al telefonoScrivere favole non è così facile. È un genere insidioso: basta un niente e si precipita nel banale. Una mossa azzardata e naufraghi nello scontato.

Gianni Rodari ne era consapevole. E si vede.  Basti leggere la raccolta Favole al telefono. Un padre sempre in viaggio per lavoro telefona a casa alle nove di ogni sera per raccontare alla figlia le favole della buonanotte. Le sue sono storie brevi e semplici che prendono spunto dalle cose di tutti i giorni. Perfino dagli errori grammaticali. E vanno giù che manco te ne accorgi.

 

La favola e il viaggio

Una di queste favole s’intitola Il paese con l’esse davanti.

 

Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore.

Viaggia e viaggia, capitò nel paese con l’esse davanti. − Ma che razza di paese è? − domandò a un cittadino che prendeva il fresco sotto un albero.

 

Molte favole prevedono che uno dei personaggi intraprenda un viaggio alla ricerca di qualcuno o di qualcosa. Ogni tappa – di norma tre, numero magico per eccellenza – di avvicinamento alla meta prevede una prova da superare. E animali parlanti. E oggetti magici. E via di questo passo.

Qui il protagonista è proprio un viaggiatore. Come il padre che chiama la figlia tutte le sere. Il nome suggerisce che potrebbe essere un bambino. Oppure un uomo piccolo e smilzo. Magari anche un po’ ingenuo. Il cognome, invece, dice chiaramente che si tratta di uno scansafatiche. Da un lato abbiamo quindi una notazione presumibilmente fisica; dall’altro, un’informazione relativa al carattere. Data la natura spensierata della narrazione risulta difficile stabilire se essa nasconda anche un giudizio di tipo morale.

Comunque viaggiando si incontrano persone. E si arriva in paesi sconosciuti. Giovannino capita nel paese con l’esse davanti. È inevitabile che chieda delucidazioni in proposito a uno dei suoi abitanti, che ricorda fra l’altro il Titiro della prima Ecloga delle Bucoliche virgiliane. Chi viaggia, lo fa per arricchire la propria conoscenza. Per curiosità.

 

Il cittadino, per tutta risposta, cavò di tasca un temperino e lo mostrò bene aperto sul palmo della mano.

− Vede questo?

− È un temperino.

− Tutto sbagliato. Invece è uno «stemperino», cioè un temperino con l’esse davanti. Serve a far ricrescere le matite, quando sono consumate, ed è molto utile nelle scuole.

− Magnifico, − disse Giovannino. − E poi? − Poi abbiamo lo «staccapanni».

− Vorrà dire l’attaccapanni.

− L’attaccapanni serve a ben poco, se non avete il cappotto da attaccarci. Col nostro «staccapanni» è tutto diverso. Lì non bisogna attaccarci niente, c’è già tutto attaccato. Se avete bisogno di un cappotto andate lì e lo staccate. Chi ha bisogno di una giacca, non deve mica andare a comprarla: passa dallo staccapanni e la stacca. C’è lo staccapanni d’estate e quello d’inverno, quello per uomo e quello per signora. Così si risparmiano tanti soldi.

− Una vera bellezza. E poi?

− Poi abbiamo la macchina «sfotografica», che invece di fare le fotografie fa le caricature, così si ride. Poi abbiamo lo «scannone».

− Brr, che paura.

− Tutt’altro. Lo «scannone» è il contrario del cannone, e serve per disfare la guerra.

− E come funziona?

− È facilissimo, può adoperarlo anche un bambino. Se c’è la guerra, suoniamo la stromba, spariamo lo scannone e la guerra è subito disfatta.

Che meraviglia il paese con l’esse davanti.

 

La esse davanti

Nelle storie di Gianni Rodari, quindi anche nelle Favole al telefono, assistiamo alla carnevalizzazione del mondo reale. In questo caso, si gioca sulla deformazione del linguaggio. Basta aggiungere una esse davanti al nome, e gli oggetti di questo paese finiscono per svolgere una funzione completamente diversa da quella cui siamo abituati.

L’ultimo non è casuale. Perché racchiude la proverbiale morale della favola: un invito alla pace fra i popoli consegnato al lettore con l’innocenza e la semplicità che solo un bambino – il naturale destinatario della narrazione favolistica – potrebbe avere. Lo scannone serve infatti a disfare la guerra. Forse è per questo che il paese con l’esse davanti è una meraviglia.

 

Gianni Rodari, Favole al telefono, Torino, Einaudi, 1962.

Enrico Cantino

Recensore

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Enrico Cantino dovrebbe aver superato la cinquantina, ma non ne è sicuro nemmeno lui. Ha una laurea in materie letterarie, un blog su Tumblr e svariate passioni: i gatti, la scrittura, la lettura, i cartoni animati (giapponesi, in particolare), i "filmacci" come li chiama lui (horror, azione, demenziale, fantascienza, ecc. ma non disdegna qualche pellicola "seria"). Ha pubblicato con Mimesis, casa editrice di Sesto San Giovanni, sei libretti sulle serie animate nipponiche suddivise per generi: robottoni, eroine, guerrieri, sport di squadra, maghette, rapporti di coppia. Può darsi riesca anche a pubblicare qualcos'altro. Adesso vede.

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