“Le avventure di Gordon Pym” – E. A. Poe

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Categorie

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Voto redazione

3 stelle

Data di pubblicazione

6 Feb, 2020
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7

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Le avventure di Gordon Pym” (1838) sembra essere uno di quei romanzi che se non l’avesse scritto Edgar Allan Poe non sarebbero sopravvissuti due settimane. È difficile consigliare la lettura di una storia chiusa male, disordinata e disorganica. Non sarà un caso, se questo è rimasto l’unico romanzo pubblicato dal maestro del racconto horror. Vi voglio dire, però, perché non è tempo del tutto buttato.

Dello stesso autore abbiamo recensito “Gli incubi di Baltimora” e i racconti inseriti nella raccolta “Nel ruggito della spiaggia scossa dalle onde“.

Trama de Le avventure di Gordon Pym

Gordon Pym di Natnucket si dichiara figlio di un commerciante di articoli marittimi e racconta di alcuni viaggi molto particolari. Dal trovarsi chiuso nella stiva di una nave per giorni e giorni e giorni allo scoprirsi praticamente rapito da uno stuolo di selvaggi, Gordon Pym finisce fino all’Antartico, nelle isole di Kerguelen, e si avvicina alla fantomatica Tsalal…

Recensione

gordon pym 1981

L’edizione Mondadori 1981 di “Le avventure di Gordon Pym” che ho letto io, nella traduzione di Elio Vittorini

Mai viaggio fu più lungo di quello di Gordon Pym! Duecentodiciotto pagine infinite, lente, ostili. Ero inizialmente entusiasta della mia edizione Mondadori 1981, trovata in biblioteca, perché proponeva nientepopodimenoche una traduzione di Elio Vittorini del 1937 – stesso anno, tra parentesi, di “Conversazione in Sicilia”. A causa dei vari “imperocchè”, “all’uopo”, “lasciammo di tenerci” (invece di, semplicemente, “lasciammo la presa” o “smettemmo di tenerci”), purtroppo l’entusiasmo è andato progressivamente scemando e mi sono ritrovata ad arrancare.

Ho incontrato questo libro per la #MaratonaClassica di @leggoquandovoglio e l’ho scelto perché conoscevo il titolo, conosco poco Poe e ho pensato: proviamo!, mal comune, mezzo gaudio. Alla chiamata di #AvventuriamociConGordon ci si è disposti, allineati e coperti, in circa trenta poveri sprovveduti che tutto si aspettavano fuorché un percorso impervio, pachidermico e noioso. Buchi narrativi, spoiler senza alert (attenzione alle note del traduttore nell’edizione Feltrinelli!) e reportage di viaggio lenti fino allo spasimo hanno caratterizzato la lettura più lunga della storia. Ecco, però, perché è valsa la pena portarla a termine.

Le situazioni asfissianti. C’è una buona prima parte caratterizzata, in tutto il suo splendore, da quell’horror psicologico di cui Poe è stato uno dei massimi rappresentanti. Gordon Pym resta per molto tempo chiuso nella stiva di una nave perché è clandestino. Nel rendere l’atmosfera della sepoltura da vivi Poe funziona bene e lo sa, tanto che qui è avvincente e nei suoi racconti vi ricorre diverse volte.

La nave e il suo stivaggio. Sempre nella prima parte del libro ci viene spiegata una cosa che ho trovato un’interessante metafora di vita. Non tutti sanno – infatti neanche io – che gran parte dei naufragi deriva, più che dagli agenti esterni, da un errato stivaggio del carico. Questo – viene spiegato per diverse pagine – deve essere ben compresso, legato ben saldo; si deve evitare che al primo rollio un po’ più deciso venga catapultato dalla parte opposta della stiva, magari sfondandola.

In quale relazione umana, in quale tempesta ci possiamo inoltrare, se il nostro carico di emozioni e vissuto non è tenuto ben saldo dentro di noi? Quanto è decisivo, nelle nostre capacità relazionali, avere “tutto a posto” dentro di noi?

Lo splatter. Nelle varie disavventure Poe non ci risparmia qualche bella, piccola scena splatter. Dal cane idrofobo ai selvaggi con i denti neri, passando per il cannibalismo di sopravvivenza, la migliore è l’incontro con una nave olandese popolata da cadaveri.

Quando pubblicò questo romanzo, Poe scriveva racconti del terrore da alcuni anni, anche se solo dopo Gordon Pym, dal 1840, li iniziò a pubblicare in raccolta. Pare che il finale di questo romanzo abbia risentito del guasto dei rapporti con l’editore, o forse Poe stesso si annoiò a scriverlo, penso io. Fatto sta che se dovete decidere di comprarlo… meglio prenderlo in prestito.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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