
Voglio parlarvi de “L’idiota di famiglia” (Sellerio, febbraio 2026), nuova prova di Dario Ferrari, perché senza la lettura condivisa di ottobre scelta dalla community di Leggo Letteratura Contemporanea probabilmente non l’avrei presa in considerazione. Sbagliando.
E sì, a “La ricreazione è finita” avevo dato cinque stelle, però ecco, non mi era rimasta la voglia di leggere altro. Perché, diciamolo, a Dario Ferrari piace chiacchierare, e spesso quando a un autore piace chiacchierare finisce per divagare un po’.
Però, stavolta, alla voglia di chiacchierare anche io con lui si è aggiunta la voglia di continuare a leggerlo.
Trama di L’idiota di famiglia
Ero totalmente fuori strada: mi ero fatta l’idea che l’idiota del titolo sarebbe stato una specie di Liborio Bonfiglio, che, non so perché, mi figuravo giovane, e che avremmo visto le cose dal suo punto di vista, mentre tutti i personaggi lo avrebbero sottostimato e deriso di nascosto.
Mi sbagliavo alla grande, l’ho detto: e meno male che esistono le letture condivise, a far cambiare idea. Ora so dirvi che l’idiota del titolo è allo stesso tempo un riferimento a Dostoevskij, scrittore molto citato nel romanzo, e una presa di coscienza disarmante e drammatica: quella di stare perdendo la lucidità mentale.
“Come dev’essere strano vivere in un tempo decapitato del futuro, in cui passato e presente sono fusi insieme e le persone evocate le più impreviste, ma tutte vive, tutte giovani (…)”
“L’idiota di famiglia” racconta di come Igor debba assistere il padre che sta dando segni di demenza senile. Accanto a lui ci sono una compagna ferita dall’infertilità e una sorella pragmatica. Sullo sfondo: discorsi metaletterari sul mondo editoriale italiano e sul valore del lavoro creativo.
Recensione
La scrittura pirotecnica che a “La ricreazione è finita” mi dato i giramenti di testa, ne “L’idiota di famiglia” allenta un pochino la presa, si stempera e prende toni più decisi e caldi. Forse anche in virtù della lettura di Riccardo Ricobello, “L’idiota di famiglia” mi ha divertita, commossa, colpita, affondata e fatta risalire più volte nello stesso quarto d’ora.
Dario Ferrari si conferma spirito eclettico e chirurgo certosino. Mi è piaciuta moltissimo la precisione di determinati aggettivi nel descrivere uno sguardo, un sentimento, un dolore.
“Era così. Lui che era morto ci assolveva tutti, e io che invece ero vivo non potevo fare a meno di continuare a volere dei colpevoli”
Come nel romanzo precedente, anche ne “L’idiota di famiglia” troviamo un romanzo dentro il romanzo. Un play within the play, diremmo in teatro. Si tratta di un manoscritto che iniziamo a trascrivere insieme all’io narrante, che essendo un traduttore sempre si occupa dei libri degli altri, e al quale è legato un piccolo mistero. Sono brevi stralci, ma sono quelli che più rischiano di disorientare il lettore perché apparentemente non hanno nulla da spartire con la storia centrale. Solo conclusa la lettura ho capito che stavolta questa sottotrama serve ad ammorbidire il congedo, a diluire l’addio. E alla fine, le sono stata anche un po’ grata.



