“Nessun luogo, da nessuna parte” – Christa Wolf


Voto: 3 stelle / 5

Il libro di Christa Wolf in cui mi sono cimentata per la lettura condivisa di settembre del Club del libro della libreria Primo Moroni è “Nessun luogo, da nessuna parte” (“Kein Ort. Nirgends”), del 1979. In Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1984 da Rizzoli.

Con questo libro, Christa Wolf elabora il suo distacco dalla politica culturale dominante a seguito della radiazione dall’Unione degli scrittori: nel 1976 si era unita alla protesta degli intellettuali tedeschi quando il cantautore Wolf Biermann era stato privato della cittadinanza dal governo della Repubblica Democratica Tedesca (DDR, Germania Est). Lo racconta Anita Raja nella postfazione all’edizione E/O 1997, tradotta da Maria Grazia Cocconi e Jan-Michael.

Di Christa Wolf abbiamo recensito anche “Medea” e “Cassandra”.

Trama di Nessun luogo, da nessuna parte

Cosa si sarebbero detti Karoline von Günderrode e Heinrich von Kleist se si fossero incontrati? Come avrebbero espresso il loro senso di inadeguatezza, il soffocamento dovuto alle convenzioni sociali, la percezione del corpo come una gabbia?

Christa Wolf li fa conoscere durante un tè in salotto e poi li fa passeggiare insieme. Entrambi si raccontano, mostrando le rispettive sensibilità. Commentano gli eventi politici (nel 1804 Napoleone è in piena attività), il rapporto con la vita e la morte, i propri malesseri.

“Là dove un coltello ha tagliato la carne in profondità, il tocco di una piuma fa male”

I due protagonisti sono poeti romantici realmente esistiti, anche se forse rimasti un po’ al margine del panorama letterario tedesco. Nel romanzo non lo sanno ancora, ma entrambi moriranno suicidi.

Su Karoline von Günderrode Christa Wolf tornerà in “L’ombra di un sogno” (1979) – al momento fuori catalogo – raccogliendo prose, poesie e lettere della poetessa.

Recensione

Christa Wolf è croce e delizia al cuor, ormai, per me. Non riesco ancora a conciliarmi completamente con la sua impenetrabilità. Quando inizio un suo libro mi sento il viandante sul mare di nebbia di Friederich.

“Nessun luogo, da nessuna parte” è un libro che ho cominciato tre volte. La terza sono riuscita a portarlo a termine solo dopo aver chiesto a Wikipedia cosa stessi leggendo. Mi sono informata meglio sui personaggi, sulla dimensione umana e letteraria di Günderrode e di Kleist, su chi fossero i personaggi di contorno, come il medico personale di Kleist Wedekind o il gruppo che ruota intorno a Günderrode. Vediamo muoversi in scena i fratelli Brentano: Bettina sposata von Arnim, Clemens e Kunigunde, la quale sposa proprio nel 1804 l’avvocato Carl von Savigny. Ma devo dirvi che i rapporti tra loro non sono chiarissimi, nel libro: orientarsi tra chi è chi e cosa vuole può essere piuttosto difficile, almeno per le prime trenta pagine.

“Angoscia. Se tu sapessi, caro mio: un’angoscia senza nome. Talvolta penso di essere a questo mondo per trovare a quest’angoscia un nome”

La comprensione è ulteriormente complicata dall’utilizzo del discorso indiretto libero e dal continuo passaggio da un io narrante all’altro, rigorosamente senza virgolette.

Verso metà libro – che comunque è fatto di poco più di 100 pagine – i due protagonisti rimangono finalmente da soli e qui, finalmente, anche il lettore più scapestrato che ha accettato di non capirci niente finora, può cominciare a godersi il libro.

“Vita invivibile. Nessun luogo, da nessuna parte”

Ve lo dico subito: l’incontro tra queste due anime non sfocia in una storia d’amore e neanche di salvezza. I loro dialoghi hanno la pura funzione di condivisione. I loro malesseri inconfessati possono provare a prendere forma, venire pronunciati. Vivere il corpo come una gabbia, sentire sulla carne le delusioni delle mancate promesse, essere convinti che qualcosa nel cervello non vada, che occorra aprire il cranio per estirparlo… Lo scambio diventa molto intenso e infatti da qui ho potuto ricominciare ad apprezzare la sensibilità di Christa Wolf e l’incisività della sua scrittura.

“Non avvicinarti troppo. Non stare troppo lontano. Nasconditi. Smàscherati. Dimentica quel che sai. Conservalo. Maschere cadono, incrostazioni, smalti. La nuda pelle. Lineamenti non contraffatti. (…) Donna. Uomo. Parole inutilizzabili. Noi, ciascuno prigioniero del suo sesso.”

Vi consiglio “Nessun luogo, da nessuna parte” solo se siete pronti a frasi frammentate, rapporti non chiari tra i personaggi, mancanza di azione, introspezione psicologica.

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