“I nomadi” – John Steinbeck


Voto: 5 stelle / 5

“I nomadi” è una raccolta di articoli scritti da Steinbeck e pubblicati nel San Francisco News nell’ottobre del 1936; rientra a pieno titolo nel giornalismo impegnato. Parliamo del periodo successivo al Dust Bowl e alla crisi socio-economica che causò. È un libro-documentario che Il Saggiatore ripropone a giugno 2026 con annesso reportage fotografico a cura di Dorothea Lange. La traduzione è di Francesca Cosi e Alessandra Repossi.

Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Di John Steinbeck abbiamo recensito anche “Uomini e topi” e “L’inverno del nostro scontento“.

Trama de I nomadi

Il News affidò a Steinbeck il compito di documentare le condizioni di vita dei nuovi migranti che dal Texas, dal Kansas e dall’Oklahoma si spostavano a cercare lavoro tra le coltivazioni della California. Per lo più ex-proprietari terrieri o lavoratori agricoli costretti agli spostamenti dalla perdita delle loro proprietà, andavano a sostituire la bassa manovalanza precedentemente rappresentata dai messicani, e prima ancora dagli asiatici.

Creando un cortocircuito interno alla democratica America e alla ricca California.

“Quando hanno bisogno di noi, ci chiamano migranti, e quando abbiamo finito il raccolto, diventiamo vagabondi e dobbiamo toglierci dai piedi.”

Con un furgone da panettiere, John Steinbeck visitò gli accampamenti – abusivi e federali – dei migranti, constatando le condizioni dei lavoratori e delle loro famiglie. Si trovò di fronte ad individui indigenti, sfruttati, maltrattati dai proprietari terrieri, mal tollerati dalle comunità. Persone che avevano perso tutto, anche la dignità.

Recensione

Con taglio giornalistico e neutro, Steinbeck redasse sette articoli in cui analizzava le dinamiche intrinseche al fenomeno, le posizioni economiche e politiche contingenti, disegnando un quadro completo del fenomeno.

È stata questa sua esperienza sul campo a fornirgli il materiale necessario per Furore: la famiglia Joad era l’esempio della dicotomia tra ciò che gli Okies erano e ciò che venivano considerati.

Formalmente erano cittadini statunitensi con gli stessi diritti; informalmente erano trattati come stranieri.

Questi due poli non si risolvono, non si armonizzano, convivono in tensione.

È la stessa logica che si ritrova in molte dinamiche migratorie: ti voglio per ciò che fai, non per ciò che sei.

Consigliato a coloro che hanno amato Furore.

Chiara Carnio

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