“La Metamorfosi” – Franz Kafka


Voto: 5 stelle / 5

Cosa succederebbe se un giorno come gli altri ci svegliassimo tramutati in dei grandi e inquietanti scarafaggi? È la domanda che si pone il ventinovenne Franz Kafka la mattina del 17 novembre 1912, dopo una notte di incubi. Che sensazione si proverebbe a risvegliarsi trasformati in un insetto? In una lettera alla sua amata, Felice Bauer, quel giorno dichiara di voler scrivere una storia a partire da questo spunto. Il racconto si intitola “La Metamorfosi”.

Nell’edizione Einaudi 2008 è tradotto da Enrico Ganni e introdotto da Luigi Forte, professore ordinario di Lingua e Letteratura tedesca dell’Università degli Studi di Torino.

Di Franz Kafka abbiamo recensito anche “I passanti” e un minuscolo racconto.

Trama de La Metamorfosi

La storia narra di Gregor Samsa, commesso viaggiatore, che, svegliandosi da un sonno particolarmente disturbato, apprende della trasformazione subita dal suo corpo. Inizia a notare le numerose zampette che si muovono irrequiete in aria, il dorso rigido e schiacciato al letto, la sua nuova strana forma… Alla fine constata di non potersi muovere a causa della posizione supina acquisita nel sonno.

Tra le numerose avversità che Gregor affronta per potersi destreggiare in questo nuovo corpo, notiamo che egli non è più un uomo che deve comportarsi da insetto, bensì un insetto a cui spetta uniformarsi alla realtà umana. Ciò gli rende l’esistenza particolarmente faticosa. Perde il lavoro, i contatti con la famiglia, e a poco a poco anche la sua stanza svanisce, perdendo così i suoi più cari effetti personali.

L’unica della famiglia a porgergli il suo aiuto è la sorella, Grete, che si offre di portare il cibo in camera a Gregor, nonostante la sua vista la faccia rabbrividire ogni volta. A poco a poco però anche per lei diventa ingestibile. Decide di svuotare la sua stanza, affinché Gregor possa muoversi più liberamente. La camera però con il passare del tempo non diventerà altro che una discarica, presso cui accumulare tutto ciò che non è più utile alla famiglia.

Gregor inizia a vivere tra la polvere, la sporcizia, gli scarti di cibo e tanti inutili e insignificanti oggetti accatastati l’uno sull’altro: lo spazio che ha per muoversi è limitato e ormai la sua esistenza è segnata da un destino imprescindibile. La famiglia, infatti, crede sia l’ora di liberarsi di quella “bestia”, e così uccide Gregor, senza il quale ora potrà rifiorire ed essere finalmente felice.

Recensione

Quella che subisce Gregor è una vera e propria “metamorfosi”, oppure può essere considerata una nuova nascita? La parola Samsa ricorda samsara, in sanscrito, che nella filosofia indiana indica il ciclo della nascita e della rinascita, alla quale ogni individuo è soggetto secondo i principî del karma, della giusta retribuzione. Quindi già il nome parla del risveglio in un’altra condizione: scarafaggio invece che uomo. La maggior parte di noi pensa che sia un male, ma lo è davvero?

Su questo riflettono molti critici novecenteschi, i quali vedono in realtà la metamorfosi compiuta dal protagonista come una conseguenza all’isolamento da parte della famiglia. È, infatti, quest’ultima “a trasformare Gregor in un insetto mostruoso”, emarginandolo totalmente dalla comunità e trattandolo come diverso.

Ciò che mi è parso più terrificante de “La Metamorfosi” è, come viene definito da Günther Anders, la quotidianità del grottesco: Gregor si risveglia tramutato in insetto, ma il suo è un giorno come gli altri. Si domanda il perché del suo sonno inquieto. Ha paura di fare tardi a lavoro, si affretta a scendere dal letto e di svolgere le sue quotidiane mansioni. Insomma, per il protagonista è tutto nella norma. A turbare la sua esistenza è la reazione della famiglia, che rappresenta quella dell’intera società del Novecento, che, dunque, lo porta all’emarginazione e all’alienazione di sé stesso.

Kafka sembra suggerire quindi che talvolta i pregiudizi sono così potenti tanto da generare diffidenza tra i membri della famiglia stessa. I famigliari infatti considerano esclusivamente l’aspetto esteriore del figlio, dimenticando che fino al giorno precedente era esattamente come loro. Inoltre Gregor rappresentava per la famiglia l’unica forma di sostentamento economico, e adempiva così al ruolo che la società si aspettava da lui. Tuttavia, al momento della sua trasformazione, egli non è più in grado di mantenere economicamente la famiglia, che deve trovare in fretta una soluzione e la quale si adatta al cambiamento ma solo nel modo in cui più le conviene.

Infatti, alla fine de “La metamorfosi”, giungono a considerare Gregor come una scomoda incovenienza, di cui non hanno più bisogno, e dunque lo fanno fuori. Questo fa pensare anche ad una critica da parte dell’autore sulla natura effimera delle relazioni umane, basate sull’opportunismo e non sulla comprensione reciproca.

Un’analisi

Un’altra riflessione importante che scaturisce dal racconto è quella che riguarda l’intrappolamento psicologico che subisce il protagonista, riflesso della sua condizione fisica: bloccato nella sua stanza, a poco a poco egli non riesce a muoversi e il suo spazio diventa sempre più limitato. Probabilmente Kafka si serve di questo stato per rappresentare ciò che prova Gregor, ossia la restrizione delle sue aspirazioni e delle sue possibilità. La società ci imprigiona in una gabbia e non ci permette di esprimerci liberamente come vorremmo.

Quest’ultima mostra anche la sua poca empatia nei confronti del “diverso” e non solo, il racconto rappresenta la metafora “dell’alienazione di un mondo che con la sua sporcizia ha prodotto l’insetto e con i suoi rifiuti ne ha alimentato l’esistenza”.

Importante è ricordare che Kafka, attraverso “La Metamorfosi”, tende a rappresentare la sua stessa condizione, il rapporto conflittuale tra padre e figlio. Il primo che lo vuole inserito nella vita borghese e il secondo che sogna la libertà totale nella scrittura. La metafora dell’insetto allora diventa la dipendenza dalla famiglia e la negazione della libertà della letteratura. Mostra il potere autoritario che ha il padre nei confronti di un figlio considerato diverso, e il quale è impossibilitato nel perseguire il suo sogno.

Accade quindi che Kafka può ribellarsi “all’organismo tirannico” della famiglia soltanto odiando il proprio corpo, provandone ribrezzo e vergogna, proprio in quanto lo lega al nucleo familiare. L’umiliazione che subisce Gregor è dunque quella a cui è soggetto Kafka nel quotidiano. La sua stanza, spogliata e privata di ogni cosa, diventa la sua tana nella cui far trionfare la sua vera natura animale.

L’uccisione del protagonista de “La metamorfosi”, a parer mio, non è soltanto a opera della famiglia, bensì dell’intera società, che attraverso l’emarginazione porta alla morte interiore dell’individuo.

In conclusione

Sommariamente la scrittura di Kafka mi ha affascinata moltissimo. L’enigmicità del racconto e l’inquietudine che ne deriva mi hanno accompagnata per giorni, quasi mi avesse stregata. Ho pianto, ho empatizzato con il protagonista e quindi vissuto assieme a lui la solitudine che lo intrappola in un sistema ingiusto, che purtroppo ancora persiste ai giorni d’oggi.

Gli spunti di riflessione esposti precedentemente sono frutto di numerose ricerche e fanno riferimento a riflessioni di molti autori, grazie ai quali sono giunta ad avere una visione completa e precisa di quest’opera spettacolare. A parer mio è una delle migliori del panorama novecentesco. Kafka se n’è servito per mostrare noi una realtà da cui spesso ci sentiamo distanti ma che da un momento all’altro potrebbe renderci protagonisti.

Credo sia necessario empatizzare con Gregor, ma conoscere anche l’autore per comprendere a fondo il racconto e, così, trarne il meglio. Il romanzo è, a parer mio, uno di quelli da leggere e assaporare almeno una volta nella vita. Lascia un segno indelebile e mai potrei dimenticare. 

Alessia De Raco

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