“Pietr il Lettone”- Georges Simenon

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Voto redazione

4 stelle

Data di pubblicazione

19 Lug, 2022
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“Pietr il Lettone” di Georges Simenon, scritto nel 1929, viene pubblicato in Francia nel 1931. Due anni dopo Arnoldo Mondadori, grande amico dello scrittore belga, lo fa conoscere nel nostro Paese. Io l’ho letto nell’edizione Adelphi.

È la prima inchiesta condotta da Maigret come protagonista. Questi, infatti, compare in alcuni noir precedenti, ma con un ruolo secondario.

Dello stesso autore abbiamo recensito anche “Maigret si sbaglia“, “Marie la strabica” e “Il treno“.

Trama di Pietr il Lettone

L’uomo del titolo è il presunto capo di una potente banda internazionale, specializzata in truffe di alto profilo. Elegante, istruito, poliglotta si muove disinvolto negli ambienti che contano, dove mette a segno colpi milionari. Trasformista senza gli eccessi caricaturali alla Wallace, cambia identità in mezza Europa.

Già arrestato, ora è a piede libero. Le forze dell’ordine, al corrente dei suoi spostamenti, si mobilitano per coglierlo in flagranza di reato. La polizia francese ha diramato un identikit, detto ritratto parlato, sul quale vale la pena spendere due parole.

Prima del Dna

Il ritratto parlato è una scheda opportunamente predisposta in cui venivano catalogate a mano le misurazioni antropometriche degli individui già arrestati. Era l’unico mezzo di identificazione di soggetti noti, prima delle impronte digitali e del Dna. Un lavoraccio da compilare e soprattutto da memorizzare.

L’ideatore a metà Ottocento è un tal Bertillon. Il methode Bertillonage fu utilizzato dalla polizia mondiale fino ai primi decenni del secolo scorso. E pensare che lavorava in polizia come scrivano, il medico mancato Bertillon!

Il lettore incontra il commissario Maigret proprio mentre controlla la scheda del latitante, dal lombrosiano puntiglio descrittivo. Infatti Pietro il Lettone viene di lì a poco avvistato alla Gare du Nord, secondo le previsioni degli inquirenti. Il rinvenimento di un cadavere non identificato in un vagone ferroviario, però, complica la situazione.

Un duello a distanza

A questo punto scatta il pedinamento del sospettato da parte di Maigret fino alla resa dei conti a Fécamp, centro portuale normanno affacciato sul Canale della Manica. Numerosi romanzi, con e senza l’ispettore, sono ambientati in Normandia. La terra delle rocce, del mare e della campagna. Simenon è un maestro delle marine invernali in Normandia, di cui invece Maupassant immortala l’anima rurale.

La specificità del pedinamento è che l’inseguito, ben conscio di esserlo, non cambia il suo piano criminale, non scappa. Sembra attendere la liberazione dell’arresto. Perché Pietr il Lettone, libero non è mai stato.

Recensione

Maigret si addentra in una realtà binaria riconducibile alla stessa persona. È proprio questo il mistero, che ha radici lontane nel tempo e nello spazio. Hotel di lusso e bettole di infimo ordine. Una residenza borghese rallegrata dal calore di una famiglia che ti aspetta. Una squallida stanza d’albergo dove due reietti celano i brandelli della loro esistenza.

Il pedinamento non possiede il tasso adrenalinico dei polizieschi contemporanei, coadiuvati dalla tecnologia. Ma non è un difetto. Procede lento e metodico, orientato dalla bussola dell’osservazione in movimento, a piedi e in treno. Un tallonamento serrato che consente a Maigret di individuare le debolezze dell’uomo prima di arrestarlo. Secondo la “teoria delle crepe”, infatti, dietro ogni malvivente c’è un individuo.

La butto lì. Questo poliziesco non è forse riconducibile alla dinamica visibilità/invisibilità? Soprattutto nella variante più dolorosa e intimistica di chi, costretto dalle circostanze a vivere nell’ombra, pretende il posto al sole di cui si sente in credito?

Mi sembra che “Pietr il Lettone” contenga l’unico ritratto del commissario, che riassumo così: una corporatura “plebea”, larghe le spalle e il torace. Una fisicità massiccia e statica, percepita come ostile. Maigret parla solo per necessità. Osserva, ascolta, non mostra sentimenti ed emozioni. Un carattere asciutto, il suo, che non gli impedisce di entrare in empatia con l’avversario.

Isabella Fantin

Recensore

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Laurea in Cattolica, docente alle Superiori, vivo a Milano nel tormento della movida e mi rifugio nella pace della Toscana.

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