“Joyland” – Stephen King

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Voto redazione

Data di pubblicazione

22 Giu, 2019
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7

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“Joyland” è un romanzo di genere thriller di Stephen King pubblicato nel 2013. Il romanzo è ambientato in un Parco di divertimento negli Stati Uniti del 1973. Dello stesso autore abbiamo recensito anche Laurie“, “Misery“, “Carrie, lo sguardo di Satana“, “Pet Sematary“, “On writing“, “Revival“, “Incubi e delirieThe Dome“.


Trama di Joyland

Siamo nel 1973, Heaven’s Bay, Carolina del Nord. Devin Jones, uno studente universitario squattrinato, decide di accettare il lavoro nel parco giochi della città (Joyland); dove ben presto incontra strani personaggi e viene presto a conoscenza che nel parco quattro anni prima era stata uccisa una ragazza, Linda Gray, e c’è chi afferma di averne visto il fantasma aggirarsi nella casa della paura. Con il tempo, per dimenticare l a sua ex-fidanzata, si dedica sempre più al lavoro stringendo forti legami con altri ragazzi; affrontando poi situazioni sempre più pericolose fino a combattere il male che minaccia Heaven’s Bay. E difendere la ragazza della quale nel frattempo si è innamorato.


Recensione

Copertina romanzo thriller "Joyland" di Stephen KingHo quasi timore di scrivere perché non vorrei fare spoiler! Però dopo  aver letto questo libro, devo concordare con il commento lasciato in Pet Sematary che lo stile di King è cambiato; quindi chi cerca ancora uno stile da cardiopalma, di certo, questo non rientra più in questa categoria.

Tenendo conto che gli stili possono cambiare o maturare, Joyland non può essere definito illeggibile. Secondo me si avvicina quasi più al genere investigativo tranne che per la presenza di qualche fantasma! Quello che ho notato subito, pagina dopo pagina, sono due cose:  come sono trattati diversamente i personaggi rispetto a Pet Sematary e la parte introduttiva della storia.

Per i personaggi, in Pet Sematary, sono quasi statici, sono li che subiscono la carneficina degli zombie (non imparando nulla con le prime resurrezioni); nel secondo invece c’è un accenno di cambiamento sotto molti punti di vista.

Per prima cosa bisogna dire che i protagonisti principali sono due a mio parere: Devin Jones (Jonesy) e Michael Ross (Mike). Sono due personaggi opposti ma simili: Jonesy è un adulto “per età anagrafica”, mentre Mike è un bambino ma con la maturità di un adulto; li vedi crescere insieme e non puoi fare altro che provare rispetto per Mike, soprattutto quando racconta con cruda praticità quello che sarà la sua vita (non che la sua durata).

“Ho la distrofia muscolare, punto e basta. Per questo sono su una sedia a rotelle.”

“Chi ne viene colpito in genere schiatta nell’adolescenza o appena dopo i venti.”

Allora ditemi un po’: che cosa avreste risposto a un ragazzino di dieci anni che vi ha appena rivelato di essere condannato a una morte prematura?

Però non bisogna dimenticare Ann Ross; anche lei intrappolata in un limbo di sfiducia e terrore, quello di perdere suo figlio. Per chi ha lacrima facile come la sottoscritta ti commuovi per loro e ti preoccupi per il loro destino; ma devo dire che la parte fifona di me non avrebbe investigato come ha fatto Devin! Avrei raccontato tutto alla polizia e poi me ne sarei tenuta fuori.

Però questo libro, a parer mio, ha un’imperfezione: il primo centinaio di pagine parlano della perdita dell’amore adolescenziale di Jonesy e del suo adattamento nel parco giochi; condito con qualche accenno qua e là sulle vittime del parco. La mia domanda è una: perché far apparire il protagonista, sin dalla prima pagina, come un ‘idiota? Tu che leggi noti subito che la sua “ragazza” lo ha lasciato senza tante cerimonie; però infondo il detto non dice beata ingenuità? Almeno con il proseguire della storia lo vediamo maturare, soprattutto grazie a Mike.

Concludo dicendo che è da leggere, di certo non è spaventoso, ma l’ansia te la mette sicuramente (ripeto: anche se non come negli altri libri)! Leggendo poi ho avuto la percezione (leggera) che qualcosa richiamasse “Il sesto senso”.

PS: se lo voglio confrontare con il libro che ho letto prima, preferisco però Pet Sematary per il punto di vista della paura e dell’ansia, ma Joyland per i personaggi perché mi hanno lasciato molto di più.

 

Maura Campoli

Recensore

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