Sei novelle di Giovanni Verga

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Data di pubblicazione

17 Ago, 2021
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Dallo stile descrittivo e netto, nella seconda metà dell’Ottocento lo scrittore verista Giovanni Verga (1840-1922) ha pubblicato tantissimi lavori fra romanzi e novelle. Sul nostro sito abbiamo già recensito “Storia di una capinera”.

Questo articolo

Nell’ultimo paio di anni ho sviluppato una passione quasi insana per la narrativa di Émile Zola e in Verga ho riconosciuto parte della sua schiettezza. Accanto al narratore vediamo tutto: siamo spinti dentro i casolari insieme ai braccianti a dormire sulla paglia, nel freddo e nei cattivi odori. Siamo costretti a guardare la differenza fra noi e loro, i poveri, quelli che si trovano a vivere alla giornata.

Dall’altra parte dell’Europa, anche Charles Dickens, morto nel 1870, aveva appena finito di raccontare le realtà più povere di Londra, ma solo leggendo Verga ci accorgiamo di quanto Dickens le edulcorasse e di quanto fosse bello farci condurre verso un lieto fine.

Per collezionare qualche punto estivo nella #sfidadeiclassici2021 di Adele mi sono messa a cercare su Youtube quali novelle di Verga fossero disponibili in audiolettura. Ho scelto quelle che non conoscevo o ricordavo meno. Sono per lo più audioletture condotte da attori non professionisti, ma a me piace anche così.

Le novelle di Giovanni Verga

“Ecco come fu”

Con l’incipit di “Tentazione” veniamo introdotti in un racconto sconvolgente nella sua asetticità, che sin da subito presenta un taglio quasi da cronaca nera. La novella è tratta da “Drammi intimi” del 1884 e parla di un episodio di violenza carnale e del suo tragico epilogo. La lettura dura poco più di dieci minuti.

Con “La libertà” (“Novelle rusticane”, 1883) troviamo un tema che fu poi caro ad autori novecenteschi come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, George Orwell ma anche Margaret Mitchell: il bisogno del sovvertimento del Sistema e la rivelazione finale di come una vera pulizia non sia mai possibile. Esistono dinamiche che si muovono autonomamente e noi non possiamo farci niente: molto tende ad accomodarsi come prima.

Poi c’è “Nedda” (1874), una novella pietosa nel senso che è carica di pietà. Seguiamo le vicende di questa ragazza, Nedda, appunto, il cui primo problema è la sopravvivenza. La conosciamo mentre assiste la madre in fin di vita, poi la vediamo “osare” sognare una vita normale, da giovane sposa che si fa il corredo da sé. In un’ora di audiolettura speriamo che dopo tanta sofferenza arrivi una ricompensa, un lieto fine. E ci accorgiamo che, quando la sorte si accanisce, da certi pantani è difficilissimo risalire.

Mi hanno colpito un po’ meno due novelle. Una è “La chiave d’oro” (“Drammi intimi”, 1884), che è una denuncia quasi ironica (io ci ho messo un po’ a capirla, e solo alla fine) del livello di corruzione che vigeva all’epoca.

L’altra è “Gli orfani” (“Novelle rusticane”, 1883), che rivela come i matrimoni potessero essere dei sodalizi esistenziali, dettati da necessità pratiche. Quanto spazio poteva esserci, per l’amore e le romanticherie? Il primo obiettivo era non restare da soli, specie con delle creature da crescere.

“Vi siete mai trovata, dopo una pioggia di autunno, a sbaragliare un esercito di formiche, tracciando sbadatamente il nome del vostro ultimo ballerino sulla sabbia del viale? Qualcuna di quelle povere bestioline sarà rimasta attaccata alla ghieradel vostro ombrellino, torcendosi di spasimo; ma tutte le altre, dopo cinque minuti di pànico e di viavai, saranno tornate ad aggrapparsi disperatamente al loro monticello bruno. – Voi non ci tornereste davvero, e nemmen io; – ma per poter comprendere siffatta caparbietà, che è per certi aspetti eroica, bisogna farci piccini anche noi, chiudere tutto l’orizzonte fra due zolle, e guardare col microscopio le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori.”

Infine, in audiolettura si trova facilmente anche “Fantasticheria” (“Vita dei campi”, 1880), che è una sorta di lettera (tecnicamente viene chiamata bozzetto) nota per contenere l’ideale dell’ostrica e la metafora dell’eroismo delle formiche.

Giovanni Verga è un autore di cui dovremmo riappropriarci soprattutto al di fuori della scuola, perché la sua voce è viva e vibrante ancora oggi. Verga è più di uno scrittore: è un vero e proprio fotografo, che ci propone un intero mondo con cui confrontarci e su cui interrogarci.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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