“Poker d’assi” – Domenico Vecchioni


Voto: 5 stelle / 5

“Poker d’assi. Le quattro più grandi spie della seconda guerra mondiale” è il nuovo libro di Domenico Vecchioni, già ambasciatore, da tempo impegnato nella divulgazione storica (Youcanprint 2025, 575 p.).

Ringraziamo l’autore per l’omaggio cartaceo.

Di Domenico Vecchioni abbiamo recensito anche “Pablo Escobar. Vita, amori e morte del re della cocaina”, “Le dieci donne spia che hanno fatto la storia”, “Legione straniera. Storia, regole e personaggi”, “Suez. Il canale che ha cambiato la geografia del mondo”, “Lo sbarco in Normandia“, “Le spie del Duce”, “Mercenari”, “Storie insolite della seconda guerra mondiale”.

Trama di Poker d’assi

Il saggio si snoda a polittico poiché racchiude le biografie dei quattro migliori agenti segreti del Novecento: Sorge, Garbo, Cicero e Philby. Davanti ai nostri occhi prende corpo un affresco a più voci e piani prospettici del mondo di intelligence nel secondo conflitto. Una scacchiera complicata e complessa dove ogni mossa può rivelarsi fatale. L’impronta è quella dello storico e del divulgatore appassionato.

Spia per caso

Chissà cosa direbbe l’autore delle “Catilinarie” alla notizia che il suo cognomen Cicero è diventato il nome in codice di una delle spie più famose della Seconda guerra mondiale. L’idea fu di von Papen, ambasciatore tedesco ad Ankara, per sottolineare la caratura informativa del materiale che un tizio – da lui ribattezzato Cicero – passava a un agente dei servizi segreti del Terzo Reich. Chi è l’uomo misterioso addentro alle segrete cose?

Di origine albanese, Elyesa Bazna è poco istruito. Occhi sfuggenti, aspetto ordinario. Velleità artistiche nel bel canto. Un testimone lo definì faccia da clown. Spudorato fino all’incoscienza pur di arricchirsi partendo dal nulla. Dopo un passo falso che gli costò il carcere e una gavetta come autista negli ambienti giusti, gli si presenta l’occasione per fare il salto di qualità. Il nostro eroe viene assunto come cameriere personale dell’ambasciatore inglese ad Ankara, che ha il brutto vizio di portare a casa documenti strettamente riservati. Documenti vitali per le sorti belliche, quelli di cui ogni spia vorrebbe impossessarsi. Ma anche il futuro Cicero ha un vizio: curiosare tra le carte del datore di lavoro.

La semplicità con cui questa spia dilettante riuscì a fotografarli, passarli ai tedeschi a cifre esorbitanti, mentre l’ambasciatore britannico si abbandonava tra le braccia di Morfeo, è tale da continuare a confondere gli storici e insospettire l’alto comando nazista. Infatti il ministro degli Esteri von Ribbentrop:

Non credeva ai documenti forniti da Cicero. Era convinto si trattasse di falsi, abilmente confezionati dall’intelligence britannico, per confondere Berlino sulle reali finalità degli alleati

È solo il primo dei paradossi che segnarono la vita di Elyesa Bazna, deciso ad accumulare una fortuna con una sfacciataggine pari alla cupidigia. Che dire poi della diffidenza nei suoi confronti? Se avessero sfruttato le potenzialità informative del materiale da lui fornito, forse i tedeschi avrebbero colto la vera portata dello sbarco in Normandia.

Genio della deception

Ora che sul piatto c’è il D-Day, la mano passa all’uomo che diede un contributo decisivo per il suo successo. Per inciso ricordiamo anche il suo apporto per favorire lo sbarco alleato nel nord Africa controllato dai tedeschi, meno noto, altrettanto efficace. È Juan Pujol Garcia, codename Garbo in omaggio alle doti interpretative. Catalano della Spagna franchista prudentemente neutrale, diventa agente doppio del controspionaggio britannico. Una spia sui generis a partire dalle motivazioni:

È impossibile stabilire un ordine di priorità: l’ideologia democratica, lo spirito d’avventura, la propensione all’affabulazione, la specifica ostilità al nazismo. Il denaro non era il suo incentivo principale

Fu l’anima dell’operazione Fortitute volta a convincere Berlino che il principale sbarco alleato sarebbe avvenuto nel Passo di Calais. Con un’attività di intossicazione strategica senza precedenti, fece del bluff la sua arma vincente, rendendo credibile una rete di agenti pro-nazisti impegnati nel Regno Unito. Perché Fred, Amy e Theresa e Carlos e Dagobert e Carvalho e David per un totale di ventisette profili erano frutto della sua grandiosità ideativa. Inventati di sana pianta. Finita la guerra, fece di tutto per farsi dimenticare. Ci riuscirà?

Il missionario

Spia tedesca al soldo dell’orso russo, Richard Sorge fu dimenticato dal Paese che aveva scelto di proteggere. Rivelò a Stalin le reali finalità di Hitler che non intendeva rispettare il Patto Molotov-Ribbentrop, l’accordo di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica. Non fu creduto. Pagò un prezzo altissimo per aver avuto ragione. Ciononostante con rara coerenza intellettuale rimase fedele alla causa comunista:

È motivato unicamente dalla profonda fede nell’avvento del mondo migliore promesso dalla Rivoluzione d’ottobre e dai precetti del marxismo-leninismo. Per questi ideali è pronto a tutto

Sotto la copertura di giornalista fanaticamente schierato per la croce uncinata, Sorge attraversa l’Europa, la Cina, il Giappone dove organizzò una rete spionistica cui Mosca deve moltissimo. Lo scenario è teso, pericoloso, in continuo mutamento.

Sacrificò sentimenti e affetti. Non rinunciò agli eccessi del playboy. Una geisha rimase al suo fianco, sopportando con nipponica devozione le avventure erotiche dai tratti compulsivi del suo amante straniero. Tanto alcol per allentare la tensione di un lavoro usurante e lo smacco di aver fatto la fine di Cassandra. Ricordate la profetessa che predisse la fine di Troia senza essere creduta?

Il terzo uomo

Se Sorge non fu creduto, a Kim Philby invece fu dato così tanto credito che divenne ‘la talpa’ perfetta. Infatti questo esponente dell’establishment britannico, convertito all’ideologia comunista, scalò i vertici dello spionaggio inglese. Una carriera da oscar. Alle sue dipendenze come agente incontriamo Graham Green, che diventerà uno scrittore famosissimo. Uno dei pochi che andrà a trovarlo durante l’esilio moscovita, perché tale fu la sua esfiltrazione nella patria del comunismo:

Super spia sovietica, non solo è stato il capo del dipartimento dei servizi segreti con funzioni antisovietiche, ma è stato l’ufficiale di collegamento con l’FBI e la CIA facendo fallire numerose operazioni congiunte

La biografia di Kim Philby suscita un interesse multiplo. In primo luogo anche suo padre fu una spia, ben inserita nel governo saudita e in quel ginepraio politico del Medio Oriente. Eccentrico, eclettico, troppo votato all’individualismo per il suo compito. Un modello ingombrante che farà scattare nel figlio – soprannominato Kim dal cantore dell’imperialismo britannico – la spinta all’emulazione, a trovare una causa in cui credere per acquisire fiducia in sé stesso. A intuirlo furono i reclutatori sovietici, specialisti nella profilazione psicologica dei candidati da ingaggiare.

In secondo luogo la sua parabola di intelligence si intreccia dai tempi universitari con il gruppo di Cambridge, spie pro-russi al servizio di Sua Maestà, di cui emerge un ritratto a tutto tondo. La loro è una vita schizofrenica, scissa tra vizi privati e pubbliche virtù in un doppiogiochismo permanente. Pensiamo a Burgess e McLean, vere mine vaganti, che trovarono nelle intemperanze la loro camera di decompressione.

Ne è valsa la pena?

Dopo un’attività spionistica rocambolesca, il trio è costretto a iniziare una nuova vita in Unione Sovietica dove lo scarto tra ideale e reale sarà cocente. Gli effetti dello sradicamento e la nostalgia per i costumi britannici bussano presto alla loro porta. E probabilmente il rovello di aver messo a repentaglio la vita per la causa sbagliata. Uno solo riuscì ad adattarsi: il più tormentato, l’unico con figli e una moglie battagliera.

Ma un uomo del calibro di Kim Philby potrà mai liberarsi dallo spettro del tradimento e del rimorso di fronte alla propria coscienza? Chissà.

Recensione

Il libro nasce dall’accorpamento di quattro biografie, rivedute e corrette, precedentemente pubblicate. Edite da Greco&Greco sono: “Richard Sorge. La più grande spia del XX secolo”, 2012; “Kim Philby. Il terzo uomo”, 2013; “Garbo. La spia che rese possibile lo sbarco in Normandia”, 2015 e “Operazione Cicero. La spy-story più intrigante della seconda guerra mondiale” del 2018.

Una prova di alta divulgazione

Al decimo saggio di Domenico Vecchioni, non posso che ribadire il brillante connubio tra giornalismo e storia che rende avvincente una prosa sostenuta, elegante e documentata. Tecnicismi quanto basta. Insieme all’equilibrio di un autore che affronta senza faziosità argomenti con molte zone d’ombra, fonti lacunose o poco attendibili. Domenico Vecchioni si addentra nella vita di quattro fuoriclasse di intelligence e nello sfondo geo politico diplomatico compreso tra il primo conflitto e la guerra fredda. È una prova di alta divulgazione adatta a chi ama la storia, è desideroso di imparare o approfondire argomenti noti.

Una cornucopia di personaggi di prima, seconda, terza fila. Location dal respiro internazionale. Una rassegna dei pro e contro delle interpretazioni storiografiche a tema. Una cronologia essenziale di facile consultazione in coda ad ogni biografia.

Alcune parti conducono il lettore nei labirinti della politica, della diplomazia, guerra ed economia. Nel backstage di strategie, conflitti di interesse, tripli giochi, voltafaccia, atti eroici o vili. Altre hanno il ritmo indiavolato di una spy-story perché l’intrigo va a braccetto con mondanità, sotterfugi, rischi, femmine e maschi disinibiti. Altre ancora indagano i chiaroscuri etici e psicologici che spingono un individuo a diventare una spia. Il che significa tradire un Paese per servirne un altro o immolarsi per la causa sovranazionale della democrazia. Un ricco corredo iconografico dà un volto a uomini, luoghi, eventi che hanno fatto la Storia o li presenta sotto una luce inedita.

Istruttivo, accattivante, bellissimo.

L’autore

Una laurea in Scienze Politiche e una carriera diplomatica di alto profilo. La sua ultima missione è stata quella di Ambasciatore d’Italia a Cuba. Domenico Vecchioni collabora con riviste di politica internazionale, storia, intelligence, con “BBC History/Italia”. Vanta una quarantina di pubblicazioni tra saggi, monografie, biografie di personaggi straordinari del Novecento e dei principali attori del mondo di intelligence. Con Youcanprint ha già pubblicato diversi volumi tra i quali “Evita Peron, il cuore dell’Argentina”, tradotto in inglese e francese.

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