“La bisbetica domata” – William Shakespeare


Voto: 3 stelle / 5

William Shakespeare, misogino? Leggendo il copione de “La bisbetica domata”, il dubbio verrebbe.

Scritta all’inizio della sua carriera, questa commedia viene fatta risalire, ma con molte incertezze, al 1590/92. Ho letto la traduzione di Francesco Franconeri del 1985, contenuta nel cofanetto “Shakespeare. Tutto il teatro” dei Grandi Tascabili Economici Newton 1997.

Di William Shakespeare abbiamo recensito anche “Macbeth”, “Otello”, “Tito Andronico”, “Molto rumore per nulla”, “Sogno di una notte di mezza estate”, “Giulio Cesare”, “Enrico VIII”, “Il mercante di Venezia” e alcuni sonetti. Inoltre su William Shakespeare abbiamo recensito un saggio di Agostino Lombardi.

Trama di La bisbetica domata

La commedia inizia con una cornice: l’ubriaco Christopher Sly viene raccolto per strada e messo ad assistere a una rappresentazione teatrale.

Al centro della trama di questa rappresentazione c’è una contesa. Siamo a Padova. Tutti sono innamorati di Bianca, ma suo padre ha messo una condizione: potrà sposarsi solo se prima si mariterà sua sorella Caterina. Il problema è che Caterina ha un caratteraccio: si pensi che la prima volta che la vediamo in scena sta frustando sua sorella.

Petruccio raccoglie la sfida. Come andrà a finire?

La genesi de “La bisbetica domata” è anche identificata in un “A shrew” (“Una bisbetica”) del 1588: come racconta Peter Ackroyd in “Shakespeare. Una biografia”, le due commedie si differiscono per ambientazione (Grecia invece che in Italia) e lunghezza (“A shrew” è più breve) ma hanno in comune trama e molti parallelismi verbali.

A differenza di altri lavori shakespeariani, per “La bisbetica domata” è un po’ più difficile rintracciare l’origine della storia. C’è chi dice Ariosto, chi cita la commedia popolare in voga quegli anni a Londra, chi individua l’ispirazione nei drammi di Marlowe, che potrebbe essere addirittura lo sconosciuto autore dell’iniziale “A shrew”.

Recensione

Come vada a finire lo sappiamo già dal titolo: la bisbetica viene, effettivamente, domata. Diventa servizievole, amorosa e pacificatrice, ed esce di scena a braccetto con suo marito.

“Come una fonte piena di fango, è la donna arrabbiata, brutta a vedersi, torbida, senza leggiadria alcuna: finché così resterà, nessuno, per quanta sete abbia, si degnerà di accostarvi le labbra e berne anche solo una goccia”

Il punto è che il modo in cui questo processo avviene mette a disagio il pubblico del terzo millennio – e pare non abbia risparmiato nemmeno quello del Cinquecento – perché è piuttosto non convenzionale. Anzi, tra psicologia inversa e piccole torture è abbastanza rude. Anzi, quasi da denuncia. Ed è il fatto che questi metodi funzionino, senza rispetto per la dignità della persona, della sua libertà individuale e della sua intelligenza, a contrariare soprattutto il lettore e la lettrice del ventunesimo secolo.

Probabilmente, al netto delle tinte misogine – che Peter Ackroyd non nomina affatto – “La bisbetica domata” va interpretata come farsa. Intanto è la prova dell’estrema sensibilità teatrale, dell’ “istintivo talento comico” del giovane William Shakespeare e del suo amore per i giochi di parole.

Da questa commedia, dice Ackroyd, emerge il dialogo professionale tra lui e il coetaneo Marlowe, che si stava imponendo nella drammaturgia da intellettuale: lui era laureato, mentre Shakespeare si era fermato da un pezzo, negli studi, e faceva l’attore. Questa posizione lo svantaggiava e lo esponeva a denigrazione e sottostima.

Alcune scene e alcune battute de “La bisbetica domata” satireggiano alcune scene e il verseggiare retorico di Marlowe, volutamente inserito in momenti apparentemente senza contesto per svuotarlo di significato e ridicolarizzarlo. Ma d’altronde, come precisa anche Ackroyd, “l’imitazione è la più sincera forma di adulazione”.

Marlowe è morto nel 1593, nel corso di una rissa: la rivalità fra lui e Shakespeare era appena cominciata. Come sarebbe stata la storia della letteratura se Shakespeare non fosse rimasto da solo sul mercato, resterà una delle sliding doors più affascinanti.

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