“L’incolore Tazaki Tsuruku e i suoi anni di pellegrinaggio” – Haruki Murakami

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Voto redazione

5 stelle

Data di pubblicazione

19 Ott, 2021
loro-copertina
7

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“L’incolore Tazaki Tsuruku e i suoi anni di pellegrinaggio” è un romanzo di Haruki Murakami pubblicato nel 2013. La prima edizione italiana con la traduzione di Antonietta Pastore risale al 2014 nella Collana Supercoralli, Einaudi editore.

Dello stesso autore abbiamo recensito “After dark”, “Kafka sulla spiaggia”, “L’arte di correre”, “Norvegian wood“, “A sud del confine, a ovest del sole“.

Il testo è un romanzo di formazione con pennellate fantastiche care all’immaginario del Sol Levante e dai toni malinconici sulle note di Liszt. Come gli appassionati di Murakami sanno bene, infatti, la musica jazz e classica è un comprimario a tutti gli effetti.

Trama de L’incolore Tazaki Tsuruku

Il titolo tematico mette perfettamente a fuoco trama e temi.

Tazaki Tsukuru: è il protagonista, un 36enne ingegnere civile specializzato nella progettazione di stazioni ferroviarie che da sempre lo hanno stregato. Silenzioso, impacciato con il gentil sesso, una bassa autostima sul piano relazionale. Su quello professionale ha realizzato il suo sogno, ciononostante non dimostra di essere appagato.

Quando entra direttamente in scena, Tsukuru si trova a un bivio sentimentale con Sara, impiegata 38enne presso un’agenzia di viaggi, che frequenta da poco. Una fase delicata quella che segna il passaggio tra uscire insieme e stare insieme, perché non è facile capire quando una relazione sta diventando tale. Però, uno dei segnali dell’innamoramento è il desiderio di esplorare il passato dell’altro con domande che, inequivocabilmente, toccano anche i tempi della scuola. Per Sara, domande innocenti. Per Tsukuru, rispondere è un calvario che lo costringe a raccontare “una cosa” accaduta al secondo anno di università. Forse per la prima volta. Con quella eccessiva franchezza che spesso cela un dolore profondo e vivo.

Incolore: l’aggettivo traduce la percezione di neutra negatività che il protagonista ha di se stesso. Pensa di essere noioso, privo di hobby, né bello né brutto e via discorrendo. Preciso che l’aggettivo “incolore” riconduce al cromatismo etico, estetico, simbolico della cultura giapponese, un cromatismo che disegna e sostiene il tessuto del romanzo.

A riguardo, il pensiero corre alla scrittrice Laura Imai Messina i cui “colori nascosti” cessano di essere tali per chi sa coglierli, individuarli ed abbinarli in un mondo ricamato da corrispondenze segrete.

Pellegrinaggio: l’evoluzione di Tsukuru procede di pari passo con il suo movimento e fisico e mentale. Il sostantivo “pellegrinaggio” reca in sè un alone di sacro e allude ad una meta precisa da raggiungere, passando per tappe intermedie.

E la meta di questo giovane uomo è rintracciare a distanza di 16 anni gli amici fraterni che hanno troncato i rapporti con lui. All’ improvviso. Senza un perché. Grazie a Sara Tsukuru si rende conto della necessità di affrontare il suo vulnus.

“Continuo a non capirti. Nella tua mente, o nel tuo cuore, quell’antica ferita è ancora aperta e forse sanguina ancora. Si possono seppellire i ricordi ma non si può cambiare il corso della storia. Sarebbe come uccidere il tuo stesso essere”.

Recensione

“L’incolore Tazaki Tsuruku e i suoi anni di pellegrinaggio” è un romanzo meravigliosamente criptico, dalla bellezza più discreta rispetto a “Kafka sulla spiaggia”, ricco di spunti cari a Murakami.

L’esclusività dell’amicizia tra adolescenti. Il sesso come pulsione vitale. La fragilità della vita. La responsabilità sottesa ad ogni scelta. Il motivo del nóstos perché ogni essere umano deve compiere il proprio destino. Un mistero che affonda le radici nel passato. Il caleidoscopio di riferimenti culturali. La presenza del fantastico. Il piacere di “raccontare” suggerito dalla narrazione a incastro. La necessità della sofferenza per crescere.

Il lettore, come è accaduto a me, non può non partecipare al pellegrinaggio del protagonista volto a conoscere il motivo della sua esclusione da un gruppo, di compatta armonia come un pentagono, avvenuta 16 anni prima durante il secondo anno di università. Un’esclusione da lui vissuta come un lutto, secondo la prospettiva totalizzante dell’adolescenza.

Solo in questo modo l’incolore Tsukuru riuscirà a capire il suo io più profondo e, forse, a costruire una relazione vera.

Credo che questo romanzo sia anche un’occasione per riflettere sull’amicizia che – in quanto condivisione di esperienze – è più esposta a strappi e lacerazioni dovuti ai cambiamenti che la vita comporta. Perché non è detto che un’ amicizia profonda sia necessariamente “per sempre”.

Isabella Fantin

Recensore

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Laurea in Cattolica, docente alle Superiori, vivo a Milano nel tormento della movida e mi rifugio nella pace della Toscana.

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